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apres Barcelona acò que fai pensar

150 anni fa Mistral componeva il canto d'amicizia tra provenzali e catalani


Scriviamo perché l'attualità ci raggiunge cruda e inattesa dalle prime pagine dei giornali, dedicate all'azione condotta dal governo di Madrid con arresti di eletti e funzionari, con sequestri di materiale referendario sulla indipendenza della Catalunya dalla Spagna. Azione descritta "poco elegante" soprattutto perché prodotta dalle istituzioni di uno stato nazionale, ma che però ha sollevato in primo piano il tema delle culture ed autonomie territoriali, sentimento contrastante che da tempo cova sotto la cenere degli ormai logorati stati ottocenteschi.Il fatto sorprendente di Barcelona ci ha scossi, come ha sorpreso chiunque abbia caro riflettere sul valore del binomio popoli / identità territoriale in Europa.
E maggiormente ne siamo stati colpiti come Coumboscuro Centre Prouvençal, associazione che sin dal dopo guerra si è prodigata attraverso l'opera pionieristica del suo fondatore Sergio Arneodo, pensatore illuminato, che ha posto cultura e identità quale valore assoluto alla base dell'evoluzione e il futuro storico naturale di una terra e della sua gente. Si tratta di percorsi secolari che in Europa hanno coinvolto anche la Catalunya con l'implicazione delle persone e delle azioni in un non facile equilibrio di convivenze, nessuna prevaricante.
L'atto di forza della Guardia Civil a Barcelona, dunque, ci ha fatto riflettere su quanto la consapevolezza della propria cultura e la libertà di espressione sia soggetto prezioso e mai banale nella nostra apparente pacifica e democratica Europa. Oltremodo - per chi nelle valli del Piemonte occidentale si sente appartenere all'area linguistica provenzale - il fatto ci ha immediatamente richiamato il canto "La Coupo" composto da Frédéric Mistral (Nobel per la letteratura) e diventato poi inno dei provenzali e di cui quest'anno si celebrano i 150 anni. La composizione è la consacrazione di amicizia tra catalani e provenzali che nel 1866 accolsero il poeta Balaguer, esiliato da Barcelona dalla Reyna Isabel II di Castiglia causa la sua azione "inopportuna" a favore della cultura e lingua catalana. Un'amicizia tra popoli e culture consacrata dalla "Coppa" dell'amicizia, a cui oggi, dopo i fatti di Barcelona, vorremmo volentieri attingere.
E qui pensiamo all'attuale assetto del nostro territorio, dell'azione disattenta delle istituzioni locali, degli Stati sovrani, dell'Europa stessa figlia della pace di Westfalia, del Congresso di Vienna e di decine di accordi, che il tempo ha sbriciolato, tra frontiere che vengono e frontiere che vanno. E così pare che in questo percorso della "grande storia", coloro che soccombono siano sempre le culture autentiche, le realtà storiche di cui i popoli sono custodi e rigeneratori, generazione dopo generazione.
Patrimoni inalienabili che gli enti territoriali dovrebbero difendere in azioni mirate e oneste. Non è più sufficiente demandare a passionari delle culture locali, amanti dell'autentico. Giorno dopo giorno vediamo affievolirsi brandelli di storia contadina, storia montanara, di lingue ancestrali e memoria antica all'ombra di questi orizzonti alpini che proteggono le terre del Piemonte e che oltre nascondono realtà le cui vicende un giorno sicuramente verranno ad incrociare il nostro destino.
Un giorno..., un momento che non ci concederà improvvisazione né fragilità, ma richiederà forza e consapevolezza della nostra identità che i "reire" - gli antenati - ci hanno tramandato e che noi avremmo dovuto saper trasmettere, far nostro.Non importa se tutto ciò ci giunge dopo Barcelona o da altrove; l'importante è essere consapevoli di agire pacifici nel giusto corso del tempo, forti di una cultura autentica, vera, lontani da miti e falsi simboli. Il resto è cronaca. Triste cronaca!
Coumboscuro Centre Prouvençal
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MIREIO - MIRELLA Sergio Arneodo traduce il poema di Mistral

per la prima volta il testo provenzale con l'italiano a fronte


Le traduzioni invecchiano, i capolavori che esse ci rendono accessibili rimangono perennemente giovani:

che si tratti di opere dell'ultimo secolo o dell'antichità, gli originali hanno una loro aura di sacralità alla quale non si può togliere o aggiungere neppure una iota. Trattandosi però di Mirèio, il capolavoro dell'allora (1859) ventinovenne Frederi Mistral (1830-1914), la questione dell'invecchia-mento delle traduzioni è ancora più calzante che d'ordinario, e ciò per la struttura metrico-prosodica stessa di questo poema dell'era moderna, tanto innovativo nei suoi contenuti sociali, quanto formale nella sua veste poetica.

Mirèio, presenta due aspetti distinti: uno epico-narrativo, l'altro squisitamente lirico, il tutto in una veste poetica molto formale. I problemi di traduzione che un simile testo pone fin dalle prime battute sono davvero spinosi. Da un lato una versione in prosa contornerebbe l'aspetto rigidamente formale dei versi originali, valorizzando l'aspetto narrativo del poema e non offrendo il fianco a rese eccessivamente sentimentali che, facilmente, potrebbero sconfinare nel patetico e nell'anacronistico. Dall'altro i momenti di intenso lirismo, costringerebbero il traduttore in prosa a delle forzature dei campi semantici d'arrivo per mantenere un minimo di quel canto melodioso che si sprigiona da ogni verso dell'originale. Compromesso molto difficile, ma è quanto hanno tentato di fare, dopo le ripetute versioni metrate di Chini, bravi traduttori come il poeta Diego Valeri, dagli anni Trenta in poi, preceduto da Ettore Fabietti e Corrado Zacchetti e seguito da Rita Mortara, Piero Raimondi e Cesare Boldreghini. Ma il fatto che ciascuno di essi sia ripetutamente tornato sui propri passi, con numerose edizioni rivedute, dimostra non solo l'interesse del pubblico italiano a questa resurrezione dell'antica e mai estinta musa provenzale, ma il desiderio dei traduttori di avvicinarsi di più alla natura complessa dell'originale e, d'altro canto, al pubblico.

La traduzione di Mirèio è ardua anche per via delle innumerevoli parole enracinées dans le terroir, che possono trovarsi solo in una lingua regionale, senza che esista un'adeguata resa in nessuna delle grandi lingue nazionali. Il traduttore di questa versione, Sergio Arneodo, sapeva che biso-gnava aggiornare un'ennesima volta il linguaggio delle precedenti traduzioni e - allo stesso tempo - recuperare i ritmi poetici troppo a lungo negletti dalle numerose versioni in prosa. Per questo ha scelto una via di mezzo: metri sì, ma su un progetto di resa testuale molto fedele e molto aderente all'originale. Il traduttore ha un merito speciale: quello di essere lui stesso provenzale e di conoscere a menadito non solo il testo di Mirèio, ma di condividere con Mistral, e con i dodici canti di cui si compone il suo capolavoro, la stessa lingua. Salutiamo qui una nuova epoca per la poesia di Mistral e un nuovo modo di presentarla e farla conoscere ben oltre le ristrette frontiere della Crau e della Camargue.

Sergio Maria Gilardino

>> Frédéric Mistral Mirèio - Mirella traduzione di Sergio Arneodo con testo originale a fronte, intro S Gilaridno, pp. 544, Coumboscuro, 2011, euro 19,00.

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Coumboscuro

Coumboscuro è una associazione ed un vallone montano delle Alpi Occidentali, in Valle Grana, Provincia di Cuneo. Dal 1950, Coumboscuro ha vissuto una avventura straordinaria iniziata nella Escolo, la plurilcasse della frazione di Sancto Lucio de Coumboscuro. In quella piccola aula con stufa a legna, travi al soffitto e piccole finestre - che ancora oggi accoglie l'unico caso di insegnamento sperimentale tre lingue italiano, francese, provenzale - il giovane maestro Sergio Arneodo e i suoi piccoli allievi hanno iniziato a scrivere e creare in lingua provenzale alpina. Dopo mille anni, la lingua dei trovatori veniva scoperta e usata anche in Italia. Da allora una intera minoranza linguistica, lentamente, ha preso coscienza del proprio patrimonio culturale e linguistico. Coumboscuro oggi è sede di Coumboscuro Centre Prouvençal, Centro Internazionale Studi Edzioni e Spettacolo, del Museo etnografico Coumboscuro, del Centro di Documentazione Provenzale, accoglie e organizza festival - Festenàl, Roumiage (manifestazioni internazionali), è sede di studi, editoria e discografia, luogo di interesse ed incontro di culture europee. Qui si ritrovano persone e uomini che amano la poesia, il bello, la poesia l'arte, la musica, nel respiro grande delle Alpi tra Piemonte e Provenza. Nel cuore d'Europa.

 


 

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