Couro nosti viéi nous dìen que "l'uvern lou loup l'a jamai minjà", es ben tout ver. Charamaio despì venre 28 de genìer e lou guias paréis per i quintane, pendù a chandelo di cubert e courme.
Quando i nostri anziani ci ricordano che "l'inverno il lupo non l'ha mai mangiato", è cosa vera. Nevica da venerdì 28 gennaio e il ghiaccio appare nelle stradine e pende in lunghe stalattiti da tetti e colmi.
Rescountre que retourno e ben reussì, aquel "Journ di Réi" 2012, que a pourta a Coumboscuro, apres escasi 50 an lou prim dramo escrich per teatre en lengo prouvençalo alpino "Valquiauso". Sergio Arneodo, quie a scrich lou dramo, ero esmougu de reveire aquelo estorio de malur e de ben, que se passo sus la mountagno entre Piemount e Prouvenço. "Ben de mounde (coumo a dich Clara Colombero de Vinai) estounà per la forso que nosto lengo retrobo en lou teatre". Lou counsert di "Menstrié de Prouvenço" dal Counservatori de Ourenjo, a pourta grasio e gòi d'escoutar la musico sacrà e i Nouvé de Prouvenço mai biéi. Un coumensament d'an que porto ben a noste 2012!
Appuntamento confermato e riuscito, quello dell'Epifania a Coumboscuro. Il ritorno del dramma "Valquiauso", il primo atto teatrale scritto in Italia in lingua provenzale alpina nel 1965, ha commosso spettattori e Sergio Arneodo, autore dell'opera. "Molta gente - nell'espressione di Clara Colombero di Vinadio - per la maggior parte sorpresa dalla forza espressiva, che la lingua provenzale acquista sulla scena teatrale drammatica". Il concerto finale dei "Mestrier de Prouvenço" ha sottolineato la bellezza della musica sacra e dei "Nouvé" di Provenza. Una data da ricordare; n inizio d'anno benaugurante per il 2012!
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Le traduzioni invecchiano, i capolavori che esse ci rendono accessibili rimangono perennemente giovani:
che si tratti di opere dell'ultimo secolo o dell'antichità, gli originali hanno una loro aura di sacralità alla quale non si può togliere o aggiungere neppure una iota. Trattandosi però di Mirèio, il capolavoro dell'allora (1859) ventinovenne Frederi Mistral (1830-1914), la questione dell'invecchia-mento delle traduzioni è ancora più calzante che d'ordinario, e ciò per la struttura metrico-prosodica stessa di questo poema dell'era moderna, tanto innovativo nei suoi contenuti sociali, quanto formale nella sua veste poetica.
Mirèio, presenta due aspetti distinti: uno epico-narrativo, l'altro squisitamente lirico, il tutto in una veste poetica molto formale. I problemi di traduzione che un simile testo pone fin dalle prime battute sono davvero spinosi. Da un lato una versione in prosa contornerebbe l'aspetto rigidamente formale dei versi originali, valorizzando l'aspetto narrativo del poema e non offrendo il fianco a rese eccessivamente sentimentali che, facilmente, potrebbero sconfinare nel patetico e nell'anacronistico. Dall'altro i momenti di intenso lirismo, costringerebbero il traduttore in prosa a delle forzature dei campi semantici d'arrivo per mantenere un minimo di quel canto melodioso che si sprigiona da ogni verso dell'originale. Compromesso molto difficile, ma è quanto hanno tentato di fare, dopo le ripetute versioni metrate di Chini, bravi traduttori come il poeta Diego Valeri, dagli anni Trenta in poi, preceduto da Ettore Fabietti e Corrado Zacchetti e seguito da Rita Mortara, Piero Raimondi e Cesare Boldreghini. Ma il fatto che ciascuno di essi sia ripetutamente tornato sui propri passi, con numerose edizioni rivedute, dimostra non solo l'interesse del pubblico italiano a questa resurrezione dell'antica e mai estinta musa provenzale, ma il desiderio dei traduttori di avvicinarsi di più alla natura complessa dell'originale e, d'altro canto, al pubblico.
La traduzione di Mirèio è ardua anche per via delle innumerevoli parole enracinées dans le terroir, che possono trovarsi solo in una lingua regionale, senza che esista un'adeguata resa in nessuna delle grandi lingue nazionali. Il traduttore di questa versione, Sergio Arneodo, sapeva che biso-gnava aggiornare un'ennesima volta il linguaggio delle precedenti traduzioni e - allo stesso tempo - recuperare i ritmi poetici troppo a lungo negletti dalle numerose versioni in prosa. Per questo ha scelto una via di mezzo: metri sì, ma su un progetto di resa testuale molto fedele e molto aderente all'originale. Il traduttore ha un merito speciale: quello di essere lui stesso provenzale e di conoscere a menadito non solo il testo di Mirèio, ma di condividere con Mistral, e con i dodici canti di cui si compone il suo capolavoro, la stessa lingua. Salutiamo qui una nuova epoca per la poesia di Mistral e un nuovo modo di presentarla e farla conoscere ben oltre le ristrette frontiere della Crau e della Camargue.
Sergio Maria Gilardino
>> Frédéric Mistral Mirèio - Mirella traduzione di Sergio Arneodo con testo originale a fronte, intro S Gilaridno, pp. 544, Coumboscuro, 2011, euro 19,00.
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